Passa ai contenuti principali

GAZA VIVE uno spettacolo di e con Beppe Casales - Venerdì 13 febbraio

Venerdì 13 febbraio
Apertura ore 21:00
Inizio spettacolo ore 21:30
𝐆𝐚𝐳𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞
uno spettacolo di e con Beppe Casales
"Un genocidio non nasce per caso, e non è mai fine a sé stesso. Quello che oggi accade a Gaza ha radici profonde, intrecciate alle vite delle persone che la abitano.
Gaza vive cerca, con il linguaggio del teatro, di fare ciò che il poeta palestinese Refaat Alareer chiedeva ai suoi studenti: raccontare storie di perdita, di sopravvivenza e di speranza. Come antidoto alla morte. Come ultimo gesto di resistenza.
Lo spettacolo segue la vicenda di una famiglia di Gaza, prima e dopo il 7 ottobre 2023: dalla gioia semplice di una gita al mare, all’orrore delle bombe e della fame. La vita dei palestinesi è schiacciata da un’ideologia – il sionismo israeliano – che ha portato pulizia etnica, apartheid e, infine, genocidio. Un’ideologia che giustifica il massacro, nata molto prima di quel 7 ottobre.
Eppure, come scriveva Alareer, la storia di Gaza non è solo una storia di perdita. È anche una storia di speranza. Perché razzismo, violenza e morte non possono fermare la vita. Gaza vive in ogni desiderio del suo popolo.
Gaza vive in ogni parola che racconta sorrisi, amore e lotta."

_____________________________

Non bisogna smettere di parlare di Gaza e bisogna rompere il silenzio attraverso qualunque strumento possibile, il teatro è uno di questi strumenti. Per questo venerdì ti aspettiamo per 𝐆𝐚𝐳𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞 - Spettacolo di e con Beppe Casales.

Dall'annuncio del "cessate il fuoco" l'8 ottobre 2025 si sono spenti i fari dell'attenzione mediatica sugli avvenimenti nella Striscia di Gaza. Non si sono spenti i fuochi di guerra: da quel giorno sono 591 le persone assassinate e 1578 quelle ferite dai bombardamenti e dagli attacchi dell'esercito occupante in aperta violazione della tregua.

Le violazioni del cosiddetto "cessate il fuoco" non si registrano solo sul piano militare ma riguardano l'ingresso ostacolato o negato di cibo, aiuti umanitari, case mobili e strutture rifugio, di attrezzature sanitarie, di macchinari pesanti per la rimozione delle macerie; l'estremo ritardo nella riapertura del valico di Rafah, avvenuta solo ad inizio febbraio, con modalità vincolanti e vessatorie.

La sistematica inosservanza dei termini degli accordi da parte israeliana è di certo l'espressione di un suprematismo colonialista che non tollera intralci nel procedere della macchina genocidiaria. Ma non sono intralci quelli che l'Idf ha dovuto fronteggiare nei territori palestinesi occupati, bensì atti di valorosa resistenza da parte dei combattenti palestinesi.

E' stata una formidabile esperienza collettiva di resistenza quella opposta dalle fazioni armate nella Striscia di Gaza, che hanno lottato strenuamente a difesa della terra che appartiene al popolo palestinese, pur ad un prezzo incommensurabile. La stessa resistenza che si oppone alle persecuzioni sioniste di militari e coloni in Cisgiordania.

L'oppresso resiste, si difende e riafferma la sua autodeterminazione. E' questo dato fondamentale che non dobbiamo mai perdere di vista, assordati dalla grancassa della narrazione massmediatica occidentale dove l'unico attore rappresentato è l'oppressore, con i fantomatici progetti di ricostruzione e asservimento annunciati dal Board of Peace.

Come non dobbiamo dimenticare che la straordinaria solidarietà internazionale a quella resistenza - e grazie ad essa - è stata capace di incidere sugli equilibri globali che insistevano attorno alla questione palestinese.

Il patrimonio comune che ci restituisce la sollevazione popolare contro sionismo e genocidio va preservato e coltivato.

Non ci sarà nessun disarmo finchè ci sarà l'occupazione. Non ci sarà nessuna resa prima della liberazione.