martedì 2 agosto 2022

La narrazione deformante, i riflessi condizionati, la rabbia giusta - Un contributo dei Centri Sociali delle Marche dopo il tragico episodio di Civitanova M.

 


Il razzismo nel nostro paese è questione quotidiana, sociale, politica e culturale, come si è letto spesso in questi giorni è una vera questione sistemica. Ciononostante tutto questo emerge nel dibattito pubblico solo saltuariamente, il più delle volte rimane sotto traccia, come un tema di cui non si può o, il più delle volte, non si vuole parlare. Quindi condividiamo la rabbia e lo sdegno che sono seguiti a quanto accaduto a Civitanova Marche il 29 luglio scorso da parte di chi non riesce a tollerare il razzismo che vede ogni giorno, ancor di più condividiamo quella rabbia e quello sdegno provati da chi quel razzismo lo vive sulla propria pelle.

Tuttavia crediamo che il brutale assassinio avvenuto ai danni di Alika Ogorchukwu non sia per nulla riconducibile o paragonabile ai fatti che hanno interessato Fermo e Macerata nel 2016 e nel 2018. Questi impropri accostamenti sono piuttosto frutto di ricostruzioni distorte dell’accaduto dal quale – una volta entrati nel tritacarne del racconto mediatico mainstream – non si è più riusciti ad uscire. Quindi se, ripetiamo, condividiamo le sacrosante ed istintive reazioni di chi ha visto in questo ennesimo caso di cronaca il ‘punto di caduta’ di quanto accade ogni giorno, non riusciamo a condividere, anzi, rigettiamo il dibattito pubblico che si è sviluppato. Lo riteniamo falso, spesso in malafede o ad uso e consumo della campagna elettorale in pieno svolgimento e soprattutto dannoso per il discorso intorno al razzismo – per questa ragione ci teniamo a precisare questo aspetto, non solo perché ci interessa genericamente ricercare ‘la verità’...

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